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Threevi’s è un sito web che si occupa di riportare news musicali, concerti, interviste. Ma scegliendo sempre con attenzione e con cura la musica che trattiamo, senza scendere a compromessi con generi che non comprendiamo o non si addicono al nostro stile. Una parte di Threevi’s è dedicata a Berlino, ai suoi concerti e la sua lifestyle in quanto viviamo in questa città.

Quindi scoprire che gli Afterhours sarebbe venuti a Berlino, è stato un gran colpo al cuore. È uno dei gruppi che mi ha segnato fin dalle medie (anche se in realtà li ho scoperti in seconda superiore). Adoro così tanto questa band e mi sono talmente identificato in alcuni dei loro testi che porto anche dei tatuaggi che richiamano delle loro testi. Pop Kills Your Soul. Ho sempre pensato che questa frase mi abbia rappresentato per anni. Quando consideravo Pop tutto quello che mi annoiava e non mi divertiva. Quando consideravo Pop tutto l’ambiente che mi circondava e non mi dava stimoli. E poi la volta che a 16 anni conobbi loro durante la presentazione di un album e Manuel sgridò Giorgio perché mi strinse la mano senza guardarmi negli occhi (a 16 anni, nemmeno un professore si sarebbe preoccupato di una cosa del genere). 

Siamo così riusciti a raggiungere Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours. Ci ha permesso di poter fare a lui una serie di domande. Sulla situazione attuale della band, sul tour europeo, quello italiano e sulle sue serate a Berlino! Il 25 Aprile saranno al Bi Nuu (in apertura Il Cile) per la seconda data in Germania, dopo quella di Francoforte del 19.

Ciao Rodrigo. La prima domanda è: sei già stato a Berlino? Se si, hai qualche posto in particolare che ami frequentare e che suggerisci?

Si ci sono stato varie volte, sia per vacanza che, soprattutto, per concerti.

Un posto che ricordo con particolare piacere era un club chiamato Bastard (non so se esista ancora) dove suonai con i NIDI D’ARAC la mia band precedente agli Afterhours, intorno al 2004/2005.

Era un posto multi culturale con più sale dedicate a teatro, installazioni, concerti e dj set. Molto bello!! Una sala era in una tenda in stile tuareg con la sabbia in terra. Me ne innamorai subito. Fu una grande nottata…

Come mai avete deciso di fare un tour all’estero? E la scelta delle città europee come è stata?

Ciclicamente sentiamo il bisogno di varcare i confini, che sia Europa o Stati Uniti lo decidiamo di volta in volta.

Per quanto riguarda questo tour c’è stata una grande richiesta già dall’anno scorso da parte dei Promoter stranieri. Abbiamo deciso che ora fosse il momento ideale per portare questa nuova formazione e questo album che tanto amiamo e in cui ci riconosciamo molto, all’estero.

Volete raggiungere la grande presenza di italiani in queste città oppure c’è anche l’intenzione di puntare su di un pubblico differente?

Ci piacerebbe molto incontrare tanti stranieri, curiosi o, perché no, anche portati al concerto da amici italiani che ci conoscono. Sappiamo che molto probabilmente ci sarà una prevalenza di italiani. E non può che farci piacere ma le sfide le amiamo molto e conquistare un pubblico che non ti conosce è sempre una bella sfida.

Il tour italiano è andato benissimo. Esattamente di stare in tour cosa ti piace?

Quasi tutto! Amo molto viaggiare, amo gli hotel (soprattutto quelli belli) anche se porto sempre con me il mio cuscino perché la cervicale non perdona i violinisti!

Negli anni mi è venuto un po’ a noia il van, parte del viaggio che quando ero più pischello mi divertiva molto. Amavo perfino guidarlo e anche per lunghe tratte.

Ora preferisco volare o andare in treno per le lunghe distanze anche se non sempre è possibile. In Europa avremo il tour bus che invece è il mio modo preferito di andare in tour! Il modo migliore per sentirsi davvero altrove e vivere un’esperienza unica con la band. Stiamo molto a stretto contatto e cementiamo così ancor più i rapporti (litigando di brutto anche, ovviamente…).

Negli ultimi anni gli Afterhours sono cambiati molto: Giorgio Prette e Giorgio Ciccarelli sono andati via, Xabier è tornato, Roberto ha diversi progetti differenti, tu e Manuel avete fatto anche televisione oltre alle tante collaborazioni che hai con altri artisti. Dopo tutti questi anni e tutto quello che fate, c’è ancora la voglia di stare assieme in tour, di girare, di scoprire le città in cui suonate, di fare casino dopo il concerto?

Si!Credo sia dovuto anche ai cambiamenti di line up che ti garantiscono sempre qualche anno di freschezza e di novità nelle dinamiche interne.

Detto ciò però penso più in generale che siamo un gruppo di persone che sa decisamente come divertirsi…

Quale album consideri come il migliore degli After?

L’ultimo! Sempre.

Miglior gruppo o artista italiano in circolazione? Miglior straniero?

Uno solo per categoria è davvero troppo difficile ma se uno deve essere ti dico:

Italiano: VerdenaStraniero: Micheal Kiwanuka

Il prossimo anno sono 30 anni dal primo album degli After: che progetti avete?

In realtà è questo l’anno dei 30 come recita l’hashtag del nostro prossimo tour estivo in Italia #AHS30.

Questo è già un progetto ma molto altro bolle in pentola. Ne vedrete delle belle, come al solito.

Invece, a livello personale, come affronterai questo 2017? Progetti e percorsi?

Sono molto impegnato con gli Afterhours ma ciò non mi impedisce di portare avanti altri progetti. Sto facendo la colonna sonora di un film che uscirà a novembre nelle sale e lavorando alla direzione artistica di un paio di manifestazioni.

Insomma non sto certo con la mani in mano, sono un workaholic ma vorrei anche viaggiare molto extra impegni musicali.

Ecco questo è il mio obiettivo principale per i prossimi anni, riempire alcune caselle del pianeta ancora vuote.

In cima alla lista

1- Islanda | 2- Cile/Argentina | 3- Thailandia.