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Prima volta che sento loro dal vivo. Devo ammetterlo, non mi vergogno. In audio tante volte, almeno fino a diversi anni fa. Ma dal vivo mai. Il 17 gennaio ci sono capitato quasi per caso all’Urban Spree (bugia, in realtà ho preso il biglietto 4 giorni prima) e non ero nemmeno sicuro di potermi godere davvero lo show (bugia, in realtà adoro il post rock).

Per celebrare i 15 anni del loro primo album Rise And Fall Of Academic Drifting uscito nel lontano 2001 e ristampato dall’etichetta 42 Records, Giardini Di Mirò sono partiti per un tour europeo che toccava Germania, Olanda e Svizzera. Martedì 17 gennaio, arrivavano all’ Urban Spree di Berlino e ci siamo fondati subito al Wale Cafè a prenderci i biglietti, con anticipo per non rischiare.

In realtà, questo resoconto live del concerto, serve solamente a chi scrive, per chiarire cosa veramente ha significato quel concerto: in realtà, niente di catartico o di trascendentale. Semplicemente, nell’acustica, per me perfetta, del locale ho assistito ad un’ora e passa di concerto dove gli strumenti si scioglievano assieme. Due chitarre, un violino, una tromba, una tastiera, un basso ed una batteria e la capacità dei musicisti di inter cambiarsi gli strumenti. La potenza di un post rock dove non ci sono parole e la creazione di “un’onda” immaginaria nella quale mi sono cullato tutto il concerto. Descrizione difficilmente comprensibile, ma è la sensazione che ho provato ascoltando i Giardini.

Sono amante dei testi, sono fanatico nel cercare di capire i significati delle canzoni attraverso i testi, ma quella sera non ne sentivo il bisogno. quella sera sentivo di non dover aspettare per le parole, la musica già mi stava dicendo tutto. La bellezza di vedere anche i musicisti completamente immersi nell’atmosfera da loro stessi creata, in 15 anni di lavoro assieme i risultati sono un’identità unica, nonostante la presenza di 5 persone diverse sul palco., ognuno con il proprio stile differente.

Non ho visto scenate da esaltati sul palco, non ho visto telefonini riprendere il concerto tutto il tempo, non c’erano chiacchiere fastidiose da parte del pubblico, ma ho visto un pubblico attento: rispetto e silenzio per tutto il tempo, solo il rumore delle urla e degli applausi al termine di ogni canzone. D’altronde non c’era nessuna canzone da cantare a squarcia gola. Chiaro. Non c’erano i testi. 

Il concerto è andato avanti liscio, l’energia che si era creata la potevi davvero sentire. L’attenzione da parte del pubblico, la presenza di un pubblico che segue loro da più di 10 anni, più quelli che hanno assistito per la curiosità di riuscire a beccare a Berlino un gruppone del genere, quelli che si fidano degli organizzatori del concerto che da tempo portano ottima musica italiana nella capitale tedesca.  

Le canzoni non le ho riconosciute tutte, anzi ne ho riconosciute solamente due, ma sono riuscito a dare un’occhiata alla scaletta e queste sono quelle che hanno fatto.

Pearl Harbor // The Beauty Tape Rider // Pet Life Saver // Rise & Fail // Trompsø // Penguin Serenade // Little Victories // New Start // Connect The Machine // Smog