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Frederick Paysden e Serena Oldrati sono i Sonars. Frederick è nato a Brighton, vissuto a Manchester, trasferitosi a Bergamo. Qui ha conosciuto Serena. Sono una giovanissima band bergamasca, tra le più attive all’estero. Infatti il loro percorso è alquanto atipico, se paragonato con le attuali realtà italiane.

Hanno molto più successo all’estero, in panorami molto importanti. Vuoi per lo stile, vuoi per il cantato in inglese. Sono riusciti ad approdare a festival come Europavox in Francia, Eurosonic Noorderslag in Olanda, Maifeld Derby in Germania, MIL in Portogallo. A queste grandi soddisfazioni estere, sono si aggiunte quelle legate al pubblico italiano. Vincitori di Arezzo Wave 2016, in apertura ai Verdena a Bergamo, quasi 200 date tra il 2015 e il 2016. L’Astral Pop dei Sonars lo conoscevo già, lo avevo già ascoltato.

Il 4 maggio, all’interno del loro tour, passarono dall’Urban Spree a Berlino. In apertura agli storici Splashh. Andai al concerto e rimasi colpito dal loro live. Dal modo in cui suonarono. Le sonorità psichedeliche hanno incantato il pubblico. Nonostante fossero di fretta e dovessero smontare il palco, sono riuscito a beccarli a fine concerto. Nella stanzetta sopra il locale, il backstage per gli artisti, dove i muri sono completamente ricoperti dalle firme di tutti i gruppi passati da lì. I tavoli imbanditi con frutta e dolci, birre e vino. E sul divanetto a fianco a noi, il bassista e il batterista degli Splashh che si dividono una canna parlando del concerto appena finito.

Ciao ragazzi! Allora cominciamo dall’inizio. Come sono nati i Sonars?

Frederick: La formazione della band è cambiata abbastanza nell’ultimo tempo.

Serena: Era nato inizialmente come side project: eravamo noi due più un batterista. Fino a pochi mesi fa c’era anche il fratello di Frederick che poi ha lasciato per dedicarsi ad un progetto nuovo, dal nome Vanarin. Desert Moon è stato il primo pezzo scritto in questo stile.

Che influenze musicali vi hanno aiutato a costruire i Sonars e cosa ascoltate in furgone?

Frederick: Le influenze sono molte, le più importanti sono state Radiohead, Gorillaz, Flaming Lips, MGMT, Django Django e Tame Impala. Ultimamente stiamo ascoltando molto anche The War on Drugs, The xx e S U R V I V E.
Serena: In macchina abbiamo un mangiacassette e quando siamo in tour ci piace visitare i Flea Markets della zona e acquistare le cassette proprio lì. Grazie a questo motivo, abbiamo iniziato ad ascoltare artisti che non conoscevamo e senza limiti di genere. Pensa che al momento abbiamo in macchina i Sepultura, Battisti, Beatles, Madonna, Bee Gees, Dalla, ecc… Di musica italiana contemporanea ci piace molto IOSONOUNCANE e Verdena.

Ho letto che la copertina del vostro album “Jack Rust and The Dragonfly IV” l’ha disegnata tuo padre?

F: Si lui ha uno studio in centro a Bergamo, è appassionato di arte e  fumettistica. Ha disegnato la copertina immaginando questi personaggi e atmosfere, mettendo insieme tutti questi particolari che nascevano dall’ascolto del disco.

Jack Rust and The Dragonfly IV

Jack Rust and The Dragonfly IV

Un riepilogo degli ultimi 12 mesi. Tra il cambio di formazione, i festival europei, il disco, il tour in Europa di cose ne sono successe.

S: Negli ultimi 12 mesi abbiamo fatto un percorso che ci ha stravolto completamente: abbiamo cambiato formazione: da trio a duo, abbiamo scritto e registrato nuove canzoni che non vediamo l’ora di pubblicare. Siamo stati a Eurosonic Noorderslag. Prima ancora, siamo stati all’Europavox. Abbiamo poi vinto Arezzo Wave. Proprio ad Eurosonic, abbiamo conosciuto un’agenzia Booking di Berlino e per questo siamo qui. Attraverso questi contatti andremo a suonare a Lisbona al MIL dove saremo gli unici italiani, assieme a Francesco Motta. Anche lui presente nella line up. E poi saremo al Maifeld Derby, in Germania.

Parlando proprio di questi festival, pensando al Maifeld in Germania, la line up comprende Metronomy, Temples, Slowdive, Moderat, Primal Scream, American Football, Cigarettes After Sex. Quali artisti avete seguito nei festival precedenti e quali siete eccitati di poter seguire dal vivo, nei prossimi?

F: Con tutti gli artisti con i quali abbiamo avuto l’onore di condividere il palco, ce ne sono alcuni che, tra l’altro, sono anche tra i nostri artisti preferiti. Abbiamo seguito da sotto il palco i Warhaus, i The Last Shadow Puppets, il progetto di Julien Barbagallo (batterista dei Tame Impala). A Maifeld suoneremo con Slowdive, King Gizzard & The Lizard Wizard e Whitney.

Questa serie di festival vi daranno una grande luce internazionale, ma in Italia forse continuate a passare un po’ sottovoce. Un po’ in sordina. Si da tanto spazio a chi partecipa a talent, a chi è molto attivo sui social. Nel vostro caso, in meno di sei mesi calcate i palchi di festival internazionali grandissimi. Nonostante questo, ancora su di voi non si è detto abbastanza, si dovrebbe anche prendervi come esempio come piccola realtà che riesce, con successo, all’estero.

S: In Italia, abbiamo fatto tantissime date nel 2015. Adesso stiamo aspettando l’uscita del nuovo disco per organizzare un tour.

F: Diciamo anche che la scena indie italiana non ci rappresenta completamente.  Le band che stanno circolando in questa scena italiana puntano moltissimo ai testi, all’ironia facile e a rappresentare le mode del momento.

S: Che poi trasmettono soprattutto sui social, il maggior sforzo lo fanno sulla tastiera. I social hanno portato loro più ascoltatori di quelli che avrebbero avuto solo suonando live. Noi un pochino ci distacchiamo da quello. Per noi la musica è musica. Non abbiamo nessuna strategia di social marketing. Se la gente viene a sentirci è perché apprezza la nostra musica e le nostre canzoni non perché trova divertenti i nostri post su Facebook.

Da cosa dipende, un successo come il vostro all’estero? Quali sono i componenti di successo?

S: Rispetto ad un gruppo italiano che canta in inglese, noi abbiamo un vantaggio in più, considerando che Fred canta nella sua lingua madre. In ogni caso, ci diamo molto da fare a livello organizzativo: abbiamo una nostra piccola agenzia booking con cui organizziamo le date. Fin dall’inizio, abbiamo sempre fatto tutto da soli. Però, adesso, sarebbe forse il momento di appoggiarci ad un’etichetta per avere una spinta in più, sia all’estero che in Italia.

Avete viaggiato tanto all’estero, qualche aneddoto?

S: Durante il viaggio Bergamo-Berlino ci si è rotto il cavo della frizione. Per fortuna i meccanici sono riusciti a sostituirlo ma alla fine ci abbiamo messo più di 18 ore per arrivare 🙁

F: Ad Eurosonic stava nevicando di brutto. Il backstage era al secondo piano senza ascensore con una tettoia piena di buchi, eravamo circa 5-6 gruppi ed entrava l’acqua ovunque e non ti dico la fatica a trasportare gli strumenti… il giorno seguente avevamo uno showcase in Olanda a mezzogiorno e la sera un concerto in Germania. Che casino!

I live dei Sonars sono spettacolari

Classicone tipico delle nostre interviste. Siete già stati a Berlino, dunque cosa vi piace andare a visitare quando passate da qui?

F: Beh, come ti abbiamo detto giriamo spesso per mercatini e qui a Berlino, finiamo sempre a Mauerpark! Non c’è forse posto migliore e meglio fornito, per chi ama il vintage e secondhand!

Questa domanda l’ho aggiunta alla lista dopo aver assistito al vostro live di stasera. Mi chiedevo, una band normale, formata da chitarra, batteria e basso ha una maniera abbastanza standard di comporre le canzoni. Ma nel vostro caso come è strutturato il processo di composizione?

S: Nonostante il nostro sia un progetto elettronico, abbiamo scelto di non usare computer o basi pre-registrate. Tutto è suonato ed è in looping al momento dell’esecuzione. Il set-up live è formato da due drum machines, collegate via Midi alle loop stations e ai synths, in modo che tutto vada a tempo insieme. Le canzoni vengono suonate a strati, ad es: giro di batteria, seguito da basso, linea di chitarra e tastiere a gogo!

F: La composizione delle canzoni però, non è legata agli strumenti che usiamo dal vivo. In studio abbiamo un sacco di strumentazione e ci piace sperimentare con tanti approcci diversi. Dal vivo è sempre un compromesso e cerchiamo di fare in due quello che tanti gruppi farebbero in cinque…

La strumentazione dei Sonars

Miglior venue italiana e miglior venue straniera?

F: La miglior in Svizzera, all’Horst Club. Era pieno di gente, arrivata anche da lontano per sentirci suonare. È stata l’ultima data con mio fratello, quindi ha anche un valore molto personale. In Italia, forse in apertura ai Verdena alla Flog, eravamo agitatissimi.

S: un’altra bella serata è stata a Catania, alla Cartiera. Poi a Verona al Telegrafo, un rifugio a circa 2220 metri! E poi ad Agrigento, in un lido su una spiaggia da favola!

 

L’intervista è finita. Inoltre, i ragazzi del locale chiedono che il palco venga sistemato e chiamano giù tutti. Fred e Serena chiacchierano un po’ con gli Splashh, perché suoneranno ancora assieme al Molotov di Hamburg. Si accordano su un paio di cose e ridono, prendendosi un po’ per il culo a vicenda sulla quantità di ore che dovranno passare in furgone nei prossimi giorni! I Sonars hanno pubblicato pochi giorni fa infatti hanno , le prime delle prossime date che vedranno loro in Spagna, Portogallo, Germania ed Italia. Anyway, bellissima serata ragazzi!