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Chiara De Bellis vive a Madrid da circa due anni. Specializzata come traduttrice freelance nell’ambito dell’editoria ed in arte digitale/graphic design, è appassionata di musica elettronica. A Madrid, per Threevi’s, ha seguito Niet! presso La Casa Encendida. 

Nella cornice della terrazza de La Casa Encendida, uno dei luoghi di sperimentazione artistica e culturale più importanti della capitale spagnola e spazio di riferimento nel panorama elettronico contemporaneo, Silvia Nieto aka Niet! guida il pubblico in un viaggio sonoro tra il giorno e la notte, in un crescendo di intensità dove i deboli raggi del sole vengono gradatamente sostituiti dalla luce violacea dei fari, e l’acustica tenue e morbida del principio da sonorità più aggressive, quasi come se dall’incertezza che si ha intraprendendo un cammino ci si lasci andare, finalmente, verso la meta. 

Niet! live a Madrid

Niet! live a Madrid

Niet! è una delle artiste più interessanti dell’elettronica spagnola contemporanea. Ha cominciato la sua carriera musicale negli anni ’80 con un progetto chiamato A Bao a Qu insieme a Jesús Andicoberry e Carlos Moralejo. Dopo una lunga pausa durante la quale lavora come giornalista, mestiere che svolge ancora oggi, nel 2013 fonda l’etichetta discografica Hypersunday con Héctor González e, poco dopo, pubblica il suo primo album come solista intitolato Something Dark Dancing Inside, uscito nel 2015. Il suo ultimo lavoro Can you Feel it ci propone 5 tracce di grande intensità che catturano e trascinano in un mondo in cui è facile perdersi, tra le suggestioni dei suoni e la sua voce che ci sveglia, ci riporta per un attimo in superficie. Un mondo di chiaroscuri e di sensazioni contrastanti come nelle illustrazioni di Edward Gorey, introdotte dal dipinto in copertina del Maestro del Santo Sangue.

Dopo la sua performance, Niet! ci ha gentilmente concesso un’intervista.
Sul tuo sito web hai dichiarato: “Sono nata nell’estate del 2012; si potrebbe dire, in realtà, che ho iniziato a fare musica molto prima, ma ho l’impressione che quella ragazza non fossi davvero io…”. Chi è Niet adesso?

Dopo la dichiarazione fatta sul mio sito, ora credo che Niet! sia la persona che fa la musica che aveva sempre sognato di fare. Quella ragazza degli anni ’80 e la Niet! di ora oggi sono in sintonia, e questo mi rende felice perché mi da più libertà in quanto ho meno pregiudizi. Posso fare cose che ricordino l’infanzia, cose più pop, più techno… Insomma, cose che rispecchino il gusto di entrambe.

Registri i tuoi suoni, sia di strumenti musicali che attraverso la fonografia. Su cosa basi la scelta dei suoni che registri per esprimere il tono oscuro che caratterizza i tuoi lavori?
E’ vero che esiste una costante, anche se i miei pezzi possono sembrare diversi. Non so quale sia la percezione del pubblico ma io credo che molte delle mie canzoni abbiano una narrazione che non è data solo dal testo o dalla musica, ma anche dai suoni. Questo live, ad esempio, è cominciato con dei “passi” che finivano nell’acqua. Infatti, la forza del pezzo più energico del live è data dalle percussioni che si fondono col suono dell’acqua. L’idea del viaggio mi ha sempre aiutato nella costruzione dei miei live, e la stessa idea mi è servita per creare uno dei pezzi dell’ ultimo album. In generale, penso prima a cosa voglio trasmettere, e a seconda di cosa sia, scelgo i suoni: un vetro che si rompe, ad esempio, o qualsiasi altro che si adatti alla filosofia di quel brano.

Sylvia Nieto AKA Niet

Sempre sul tuo sito, ho notato che ti riferisci a “Music and Darknesses”, ovvero Musica e Oscurità, usando una forma plurale inglese poco comune e decisamente poetica, come se l’oscurità per te si possa scomporre in varie sfumature.  

L’ho sempre detto: io tendo all’oscurità; è qualcosa di inevitabile che ha a che fare con la musica che ho ascoltato, con le esperienze. Però certo, non è un’oscurità piatta. Ad esempio, a me piace molto quell’oscurità naïf, da racconto per bambini, poiché ti permette di mescolare una melodia che ricorda le ballerine dei carillon con una percussione forte che fa si che il tema non diventi sdolcinato, cosa che per me sarebbe odiosa. In più la percussione lo rende adulto, come nel brano I Saw The Light. Per questo mi piacciono le sfumature del nero.

Come vedi l’evoluzione della scena elettronica spagnola e quali credi che siano i contributi maggiori che ha dato all’elettronica mondiale? Come credi di esserti emancipata da questa e quali credi siano le tue influenze? 

La Spagna per me ha qualcosa di meraviglioso, ha un techno riconosciuto a livello mondiale, un techno che a me fa impazzire. Ci sono molti musicisti che ammiro, come i DelusionsÁngel Molina o Oscar Mulero, ad esempio. In quanto a me, mi sono emancipata senza volerlo.
Quando ho iniziato, nel 2012, il mio sogno era quello di fare dark techno, ma poi quello che tu vuoi e dove ti porta il tuo cervello sono due cose diverse. Rispetto alle influenze, tutti sanno rispondere a questa domanda quando gli viene posta. Io no. Quando le persone mi dicono che la mia musica gli ricorda molto qualcos’altro io penso che non era mia intenzione, che non lo so. La musica elettronica mi ha sempre attratto ed è quella che volevo fare, quindi suppongo di essere stata influenzata da tutta la musica che ho ascoltato e che mi e piaciuta, cioè tantissima.
Però, nonostante possa suonare male quello che sto per dire, non so a chi assomiglio. Alcuni mi dicono che non saprebbero catalogarmi. Beh, nemmeno io.

Nel mondo dell’elettronica potremmo dire che c’è una certa discriminazione basata sull’età, oltre ad essere prettamente maschile. Come ti rapporti ad esso in quanto donna della tua generazione? 
Sono sempre stata estemporanea nella vita, ma al di là di ciò, sono poco ambiziosa. Per me il concerto di stasera ha significato suonare nel posto più bello del mondo. E’ vero che la mia professione è un’altra, sono giornalista, ed è vero che a volte penso di avere tutto a mio sfavore per il fatto di essere donna, ma poi penso che a mio favore c’è il fatto di essere l’eccezione. Sei l’eccezione e va bene uguale, quindi credo che continuerò a viverla così.
Sono quella persona di 53 anni che ha cominciato a fare techno intorno ai 47, che ci ha creduto, che voleva farlo e l’ha fatto. Dove mi porterà Niet!? Vedremo. E’ vero anche che sono attiva in molti forum di musica elettronica femminile, litigo e faccio quello che è necessario fare, ma in ambito personale non ho né fretta, né ambizioni speciali. Voglio solo continuare a fare la musica che mi piace e lasciare che cose meravigliose come quella di stasera accadano.

A cosa stai lavorando in questo momento? 

E’ da due mesi ormai che mi dedico esclusivamente ai miei live, ma da domani Niet! comincerà a lavorare al quarto album di Hypersunday perché ho voglia di tornare al lavoro. Ho anche delle collaborazioni a cui dedicarmi, ma soprattutto voglio tornare a comporre.